| Gentile {NOMEUTENTE} Qui al confine con Austria e Slovenia, sarà un fine-settimana all’insegna di Ein Prosit per noi di Identità Golose, a iniziare a Tarvisio dalle cene d’autore, giovedì le pizze di Cosimo Mogavero di Ciripizza - Fabbrica dei Sapori, ieri Massimo Bottura, stasera Pino Cuttaia, domani Ernesto Iaccarino e lunedì Sanjay Dwivedi di Zaika a Londra. E oggi e domani otto lezioni al Palazzo Veneziano di Malborghetto, con un programma che riporto perché accorpa gli appuntamenti del lunedì: oggi alle 13 Leandro Luppi della Vecchia Malcesine con i pesci di acqua dolce, alle 15 La grande Sicilia di Pino Cuttaia della Madia di Licata e alle 17 Il mondo dell’olio di nocciola con il produttore Mattia Pariani e lo chef Emanuele Scarello. Domani cinque appuntamenti: alle 12 La creatività in mare con Viviana Varese di Alice a Milano; alle 13.30 La birra in cucina con Andrea Mattei della Magnolia a Forte dei Marmi (Lucca); alle 15 il Mito di Don Alfonso con Ernesto Iaccarino; alle 16.30 il Mondo del vitello tonnato con Marta Grassi del Tantris di Novara e alle 18 la Spagna in Italia e nel piatto con Antonio Facciolo della Brisa a Milano (in degustazione un piatto messo a punto con Joan Roca). Paolo Marchi Bicchieri, bottiglie, stelle. Le guide ai vini 2010 È una stagione certamente complessa quella delle guide del vino, tutte presenti sugli scaffali delle librerie con le nuove edizioni, le 2010. Ognuna con il suo stile e con i propri giudizi – pressoché mai concordi – queste pubblicazioni hanno comunque il pregio di fare un quadro complessivo sulla produzione vitivinicola nazionale, riconosciuta da tutti (per fortuna) in costante crescita. I Tre Bicchieri della Vini d’Italia del Gambero Rosso (per la prima volta senza Slow Food) rimangono il premio più ambito, quest’anno assegnato a 361 vini. Novità di rilievo: i 75 tre bicchieri verdi assegnati alle produzioni biologiche. In totale sono recensiti 18mila vini di 2.253 produttori. La Veronelli, invece, è morta e risorta in meno di un anno. A Gigi Brozzoni a novembre 2009 era stato comunicato che tutte le pubblicazioni delle edizioni Veronelli avrebbero smesso di vivere. Dopo una lunga trattativa, la guida è risorta, questa volta edita direttamente dal Seminario Veronelli e realizzata assieme a Daniel Thomases. Il risultato: 376 vini, con un punteggio superiore ai 93 centesimi, hanno ottenuto le Super tre Stelle. Venti i Soli ai prodotti che hanno maggiormente stupito. Per quanto riguarda L’Espresso, invece, non si segnalano particolari novità nella struttura. Le cinque bottiglie, assegnate ai vini con almeno 18/20, sono state 215, con 20mila vini assaggiati, di cui 10mila selezionati. Capitolo Slow Food: quest’anno non c’è la guida vini “generale”, ma l’associazione di Bra ha puntato tutto sulla Guida al vino quotidiano, volume che seleziona le bottiglie di qualità a meno di 10 euro in cantina. I produttori in guida sono 1.700. La migliore? Non ci sbilanciamo. Forse l’unica soluzione sarebbe confrontarle, per capire quali vini siano davvero i “top”. Ma ci vuole tempo e pazienza. Raffaele Foglia Riserva Lunelli, il nuovo rombo Ferrari Tutti gli stati generali dell’enogastronomia italiana convocati (e presenti) alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano per il debutto di Riserva Lunelli. Dove l’ho già sentito quel cognome? Ah certo, è la famiglia trentina che da tre generazioni muove i fili delle bollicine Ferrari, la Trento doc più famosa (e il 27% del mercato del metodo classico complessivo d’Italia). L’identificazione non viene immediata nemmeno agli eno-fanatici perché i Lunelli hanno sempre tenuto un profilo basso. Ma questa volta c’è da celebrare una vendemmia, quella del 2002, che segnò il centenario dalla fondazione della Casa. E allora il family name per una volta può apparire sull’etichetta del millesimato.E sotto il vestito? La consueta sostanza, impreziosita da una mossa d’antan: la prima fermentazione delle uve (chardonnay in toto, piantate attorno a Villa Margon) si è agitata in grandi botti di rovere, come piaceva al capostipite Bruno mezzo secolo fa. Dopo quasi 8 primavere sui lieviti, il risultato è un frutto tostato, in technicolor e dalle spalle grosse, capaci di reggere bene tutto il pasto. Che alla serata di Milano recava in calce quattro firme dal tratto diversissimo ma identiche nello spessore: Andrea Berton, Carlo Cracco, Aimo Moroni e Claudio Sadler. Gabriele Zanatta Nuova classificazione per Montefalco A Montefalco (foto), per la prima volta in Italia, è stato messo a punto un possibile modello di classificazione che, con alcuni adattamenti (auguriamoci non di comodo) richiamerà quello che è stato adottato a Saint Emilion (Bordeaux) a metà Novecento.Il convegno, organizzato a Montefalco lo scorso giovedì, rappresenta l’avvio ufficiale di questa sperimentazione, la cui conclusione è prevista per l’autunno del 2010. È probabile che la gerarchia riguardi i vini (non i 600 ettari coltivati a vigna) valutati secondo un criterio di qualità, notorietà e prezzo. Meno peso sarà dato ai requisiti aziendali, e ancora meno alla giacitura delle singole vigne che non sarebbero dunque classificate (una domanda: perché?). Un’occasione che se ben sfruttata (non sarà facile conoscendo l’ambiente) fungerebbe da confronto e stimolo per i produttori, donerebbe maggiore visibilità e identità alla zona, valorizzerebbe in modo sostanziale le singole identità territoriali. Tra i tanti ospiti intervenuti, Denis Dubourdieu ha rimarcato alcune criticità del sistema di classificazione francese: l’immobilismo (nel caso del Classement del 1855), il corporativismo e gli eccessi di garantismo. Thierry Dessauve ha individuato i parametri necessari per formulare una classificazione efficace e al passo con i tempi: aggiornamento periodico delle gerarchie; vincolo assoluto tra vino e vigna; classificazione del vino più prodotto dall’azienda. Attilio Scienza ha infine sottolineato l’importanza delle specificità culturali e territoriali quale premessa indispensabile per una futura classificazione. Secondo il curatore dell’ambizioso progetto, Vincenzo Zampi, ordinario di Economia all’Università di Firenze, «la classificazione permetterebbe in particolare di inviare al mercato un messaggio più chiaro sui diversi livelli di eccellenza della zona, evitando così, ad esempio, che il coesistere sotto una stessa denominazione di vini con prezzi molto diversi impedisca la costruzione di una solida immagine di qualità di territorio». Con il mercato in frantumi, c’è bisogno di novità intelligenti. Questa ha tutta l’aria di esserlo. Francesco Falcone Birre (artigianali) da concorso Per le birre artigianali italiane sembra proprio essere arrivato il momento del plauso internazionale. La prima avvisaglia si era già vista nell’ormai, quasi, lontano 2000 quando la Super dell’arcinoto piemontese Le Baladin aveva trionfato come miglior birra straniera al Great British Beer Festival di Londra.L’anno scorso è stato invece il turno dell’emergente Birrificio del Ducato di Roncole Verdi (Pr), che con la sua Verdi Imperial Stout ha sbancato lo European Beer Stars in Germania. Una medaglia d’oro storica non solo per i vincitori materiali, ma per tutto il movimento italiano giovane. Nel 2009, tuttavia, i “nostri” sembrano averci fatto l’abitudine ai premi. Di nuovo dalla competizione internazionale in terra bavarese sono arrivate due medaglie di bronzo per il Birrificio Italiano di Lurago Marinone (Co), rispettivamente per la Tipopils e la Bibock. Alle due creature di Agostino Arioli, assai conosciute e apprezzate dagli appassionati italiani, si è poi aggiunta La Nera del Birrificio Rienzbräu di Brunico (Bz), con una medaglia d’argento. E chiusura, infine, con il botto ovvero la sorprendente medaglia di platino come miglior birra del concorso, ottenuta al Mondial de la Bière di Strasburgo dalla TripleXXX del Birrificio Croce di Malto di Trecate (No). I ragazzi hanno aperto l’attività più o meno un anno fa. Se questo è il loro biglietto da visita, ci sarà da allacciare le cinture di sicurezza. E, ovviamente, da tenere il bicchiere a portata di mano… Maurizio Maestrelli Il 1999 dei Grandi cru della costa toscana Tra le province di Massa Carrara e Grosseto si estende un territorio in cui cipressi, colline e macchia mediterranea risentono dell’influsso più o meno marcato del Tirreno. Un terroir che 80 produttori cercano di esaltare in bottiglia. Sono riuniti dall’associazione Grandi cru della costa toscana, e si sono dati appuntamento a Castiglioncello di Bolgheri per una degustazione esclusiva, vigilata dalla presidentessa Ginevra Venerosi Pesciolini (foto), a sua volta proprietaria dell’azienda Tenuta di Ghizzano.Nei calici c’erano i migliori esemplari 1999, selezionati secondo una logica di autocritica e confronto per scoprire come, quanto e se il tempo ne avesse pregiudicato le caratteristiche. A discuterne, una piccola rappresentanza di produttori tra cui Moreno Petrini della Tenuta di Valgiano e Piermario Meletti Cavallari della Fattoria delle Ripalte nonché vicepresidente dei Grandi Cru. Nobiltà e raffinatezza si sono divise la ribalta insieme a freschezza e intensità inaspettate dopo un decennio. Molte le sorprese, altrettante le conferme di una serie di cantine, rivelatesi vere eccellenze. Sono spiccate per eleganza, complessità dei profumi e della struttura il Saffredi della Fattoria Le Pupille, il Tenuta di Valgiano e il Varramista delle omonime aziende. Menzione speciale è al Sassicaia Tenuta San Guido, che ha entusiasmato per la sua capacità di esprimere tutte le sue celeberrime potenzialità a più livelli. Claudia Orlandi Frescobaldi: Montalcino and the City Altro nome, altro brand blasonato dell’enopaese. I Marchesi de’ Frescobaldi hanno aperto un wine-restaurant marchiato dalla nobile casata nientemeno che ad Harrods, Londra, la madre (il padre?) di tutti i department store di lusso del mondo.La terna fortunata dell’accordo con Mohamed Al-Fayed? 100 (i metri quadri della superficie del locale), 48 (i coperti) e 6 (i posti a sedere al bancone). Dopo i 3 winebar di Roma Fiumicino e quello in piazza Signoria a Firenze, il brand MdF balza dunque fuori frontiera. Il personale londinese è stato tutto istruito tra i feudi del vino dell’azienda: Castello di Nipozzano, Pomino, Ornellaia e Castelgiocondo. A proposito di quest’ultimo, da una veloce capata in terra ilcinese (=Montalcino) ce ne torniamo con una bella impressione sul Luce della Vite 2004 (foto), da sangiovese (che dà aromaticità) e merlot (che stabilizza, insapidendo l’insieme). Il frutto di bosco, universale nei cavalli di razza del genere, qui è davvero penetrante. E poi c’è la bottiglia, bellissima. «Mi hanno scritto: ‘bella l’etichetta’», racconta Lamberto Frescobaldi, mentore di Luce, «e io ho risposto laconico: ‘grazie’. ‘Oh, ma il vino è anche buono’, mi hanno contro-risposto. Al che mi sono aperto a un fitto dialogo». Perché l’apparenza è nulla se non c’è sostanza. Checché ne dicano quelli del marketing. GZ Assaggi, libri e segnalazioni random Chiusura con due eventi, due vini, un libro. Appunti in ordine sparso.Ristoratori, segnatevi la data di lunedì 23 novembre, ore 17, e Palazzo Giureconsulti. L’ultimo dei 3 giorni della rassegna milanese Winelove, al via oggi, come sempre dedicata ai vini “quality and budget” – ottimi nettari mai sopra i 10 euro a boccia – ospiterà un’importante tavola rotonda in tema di legge sul bere responsabile. Che non è una sciagura, come pensano molti, ma un’opportunità per dare un’accelerata agli affari. Assistere per credere. Altro giro, altra eno-tavola rotonda. Venerdì 27 novembre è il giorno del Boroli Wine Forum 2009: nella sede di Cantina La Brunella di Castiglione Falletto (Cn). Il tema, più politico: “Il vino come motore di rierca e sviluppo”. A parlarne, tra gli altri, il ministro Luca Zaia, il presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti Costantino Charrère e il produttore Bruno Ceretto. Il tempo passa e così i pregiudizi che credevamo eterni, per fortuna. Ecco che salgono allora sugli scudi vini creduti troppo popolari (lambrusco, bonarda, gutturnio…) per poter essere apprezzati dall’eno-critica, quella col mignolino più alzato. Leggiamo del primo Tre-Bicchieri (Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso) assegnato a un lambrusco di Sorbara e plaudiamo: il Vecchia Modena Premium Cleto Chiarli li merita tutti. Assaggiare, please. Favolosa la degustazione a tavola da Cracco gomito gomito con la famiglia Biatta, franciacortini sempre sorridenti e titolari de Le Marchesine, altra azienda a prevalenza bolle presa a celebrare il centenario di storia. Si stappavano annate diverse del Secolo Novo, chardonnay prodotto solo nei millesimi top (in assaggio spiegate dall’euro-champion Luca Gardini, le 2002, 2000, 99, 97, 95). Ricorderemo a lungo l’entusiasmo scaturito dalla complessità rotonda e camomillata del 2000. Ma non è che con le altre noi si arricciasse il naso. Tutt’altro. Difficile che un cristiano medio arrivi a bersi, in una vita, 101 vini di etichette diverse. Del tutto impossibile che questi siano tutti buoni. Se conoscete qualcuno che ha appena raggiunto l’età adulta e volete iniziarlo al bere buono, regalategli 101 Vini da bere a tavola una volta nella vita, 288 pagine a 14,90 euro. Anche perché il wine-expert salernitano Luciano Pignataro ha aggiunto come sottotitolo Spendendo poco. Che non guasta. GZ |
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