| Gentile {NOMEUTENTE} Ero emozionato lunedì sera all’inizio della presentazione della terza Guida di Identità Golose. Tanti in platea, tanti un po’ ovunque e in me la sensazione crescente che la pubblicazione sta prendendo sempre più corpo, grazie alla passione di molte persone che si impegnano, suggeriscono, visitano e scrivono. Librerie a parte, la guida può essere ordinata cliccando qui. Buona lettura e alle prossime newsletter. Paolo Marchi foto di Alessandro Castiglioni, testi dei premi di Gabriele Zanatta Tutti i numeri e le novità dell'edizione Duemilaedieci Non riesco a esaurire con una newsletter ogni spunto legato alla presentazione della terza edizione della Guida di Identità Golose 2010, lunedì sera alla Feltrinelli in piazza Piemonte a Milano (e lunedì prossimo, 5 ottobre, a Eataly a Torino), anche perché, con Massimo Bottura e Davide Oldani, ho anche tratteggiato la prossima edizione del congresso, la sesta, quando, ad esempio l’Emilia Romagna sarà la Regione Ospite.Da un anno all’altro è cambiato il nostro partner editoriale, ora Il Castello in sintonia con Magentabureau e Claudio Ceroni, così come la distribuzione è seguita da A.L.I. e la grafica da Grafiche De-Si. A Gabriele Zanatta si deve il coordinamento editoriale e redazionale; a Giulia Corradetti il coordinamento redazionale e la revisione dei testi; a Ilaria Russo l’editing e la revisione; a Cinzia Benzi le relazioni commerciali mentre le foto sono di Francesca Brambilla, Serena Serrani e Maurizio Camagna. Una settantina i collaboratori, dallo spagnolo Xavier Agullò a Laura Zavan, che non risultano mai abbastanza perché il mondo della ristorazione, soprattutto per noi, che abbiamo la presunzione e l’incoscienza di uscire dall’Italia, è materia viva e in costante movimento, per fortuna. Come sempre, ecco una dozzina di città raccontate, il borsino tradizione/innovazione, la novità del “tavolo dello chef” (l’angolino speciale in cucina), il simbolino per evidenziare i cuochi under 20 anni (13 in Italia e 10 fuori) e quelli under 30, i ritratti in pasticceria di Clara e Gigi Padovani, la firma in calce a ogni scheda (619 tra Italia, Europa e Mondo, erano 417 all’esordio e 601 un anno fa) e nessun voto. Centosessanta le insegne straniere per un totale di 24 nazioni, 25 con l’Italia. E, ancora, premi e premiati, qui di seguito raccontati da Gabriele. Hanno ricevuto in ricordo una porcellana di Furstenberg, azienda importata da Caraiba. Due infine i main sponsor: Acqua Panna – S.Pellegrino e Birra Moretti. E il barattolino in foto? Lo hanno preparato Christian e Manuel Costardi della Cinzia a Vercelli, sorpresa dell’anno passato: tre risi di tre colori e anime diverse, con gamberetti (sopra) e crema di piselli (sotto). E’ stato il pensiero-ricordo per i presenti. Pietro Zito e il De rerum naturae di Puglia Causa aereo in imminente partenza, è la mole imponente di Pietro Zito dell’Antichi Sapori di Montegrosso d’Andria, località tutta agricola nella neo-provincia di Barletta/Andria/Trani, a ritirare il primo premio della giornata milanese in piazza Piemonte.È quello di Miglior artigiano del gusto, per l'esattezza, e glielo consegnano le mani di Elisabetta Serraiotto di Grana Padano. Trionfa Zito, dunque, ma pure la sua emozione, con la voce tentennante a sussurrare: «cerco solo di essere semplice, come le regole della natura che impiatto». Hai detto niente. Cuochi senza frontiere: Andrea Crippa E il Miglior chef dell’anno? È il serioso Enrico Crippa del Piazza Duomo di Alba in provincia di Cuneo, premiato da Jeff Martin, il teorico della bistecca perfetta di Eblex.Il lecchese di adozione langarola è uno che, Marchi dixit, «non c’è una cucina al mondo che non abbia esplorato in vita sua». Partendo dal magistero di Michel Bras e Gualtiero Marchesi, poi. E lui che dice? «Ringrazio Identità Golose per lo spazio che riserva ai giovani. E tutti i ragazzi che lavorano con me in sala e cucina». Che non è scontato come sembra. L’edonismo sognante di Iside De Cesare La lei-chef più brava di tutte è Iside De Cesare (in foto, a destra) della Parolina di Trevinano di Acquapendente, un comune del Viterbese - a un tiro di schioppo però da Umbria e Toscana - di soli 140 abitanti. Laggiù ogni tavola è illuminata a festa della domenica. «Perché ci interessa solo una cosa: far godere il cliente», enuncia la cuoca. L’onoere/onere è diviso col marito Romano Gordini. Per questo Barbara D’Amico (in foto a sinistra), brand manager Acqua Panna-S.Pellegrino non ha esitato a incoronarla con menzione speciale Sognatori del Gusto, fucina di altri brillanti talenti giovani italiani. Due lampi nel buio: Pisani e Negrini Il Miglior sous-chef, award recapitato sul palco della Feltrinelli da Loris Biatta (in foto, a destra) della cantina franciacortina quasi-centenaria Le Marchesine, è in realtà una poltrona per due. La occupano Fabio Pisani e Alessandro Negrini (quest’ultimo in foto con pizzetto), «gli angeli custodi di Aimo e Nadia», li annuncia Paolo Marchi.Lì in via Montecuccoli a Milano, uno è valtellinese e l’altro pugliese ma, ohibò, il primo è specializzato nel pesce, il secondo si diletta con la carne. Anomalie geo-gastronomiche a parte, loro lavorano nell’ombra ma non sgomitano per avere i riflettori: «è giusto che una cucina abbia la sue gerarchie, dallo chef al capopartita». E se lo dicono loro... Vinciguerra: birra, e sai cosa mangi Chi se non il direttore commerciale di Birra Moretti Alfredo Pratolongo (in foto, a sinistra) poteva elargire il premio Birra in cucina? Il destinatario e trionfatore a mani basse è il neo-sposo Ilario Vinciguerra della fu Antica Trattoria di Monte Costone a Galliate Lombardo a pochi chilomdetri dal capoluogo Varese, insegna che da fine agosto diventa sineddoche: ora si chiama Ilario Vinciguerra Restaurant.«Grazie mille», la laconica e sin cera dichiarazione di Big Ilario. Grazie a te che ci aiuti a distinguere una ale da una pils. Non solo nei boccali ma anche nei piatti. Josean Alija, il guardiano del museo Chi è il cuoco che più ha scintillato oltre i confini? Quella giovane volpe basca di Josean Martinez Alija (a sinistra) del Guggenheim di Bilbao, messo lì a regolare i fornelli del celebre museo di titanio a soli diciannove anni (19!) da Martín Berasategui, tristellato da cui oggi il figliol prodigo è amministrativamente emancipato.Ha tutta l’ammirazione di Gianluca Bisol, direttore dell’omonima azienda veneta, che infatti lo premia come Miglior chef straniero. Ma Alija un po’ si lagna: «purtroppo la gente che viene a cena da me spesso ignora il museo». Una volta tanto. Franco Aliberti: finale dolce a Sanpatrignano Il Pallone d’Oro dei pasticcieri lo solleva invece Franco Aliberti (in foto a destra), lo chef delle cose dolci del Vite di Coriano alle spalle di Rimini: come Lionel Messi, ha una clausola rescissoria inavvicinabile per tutti quelli che vogliono portarlo via dal ristorante della comunità di San Patrignano guidata da Andrea Muccioli.«Ci sto bene», spiega scacciando le tentazioni ma non l’emozione: «sono notti che non dormo per questo premio». Accanto lo tranquillizza Emilio Ridolfi, direttore commerciale marketing della celebre cantina siciliana Carlo Pellegrino. Benedetta De Prà e la miglior recita di sala Il Miglior maître è ancora una lei (non fosse da noi sinonimo di qualcos’altro, faremmo meglio a dire maîtresse): Benedetta De Prà del Dolada, insegna che sta ad Alpago nel Bellunese ma da poco pure a Mayfair, Londra. «Con lei», giustifica Paolo Marchi il premio consegnato da Luciano Rappo della vinicola trentina Cavit «oltre a un’abilissima professionista di sala, intendiamo premiare una famiglia». Sul palco, oltre a lei che ci sta a suo agio (è anche attrice), salgono idealmente anche il fratello Riccardo, papà Enzo e mamma Rossana.Montano e l'arte creativa del mescere Il Sommelier dell’anno è invece Daniele Montano, mastro mescitore al Ristorante Pagliaccio di Roma, premiato da Piera Martellozzo, titolare degli omonimi vini friulani di San Quirino (Pn).Il punto è che Montano sa assestare le sue stoccate creativamente. O meglio, «con aperture verso altre forme del bere», come è spiegato sul palco. Infatti non marita ai piatti diello chef Anthony Genovese solo rossi bianchi e bolle ma anche tè e infinitesime quantità di superalcolici. Così dopo il volante non genera alcun pericolo costante. La sorpresa è Peter Brunel da Trento «Premiamo come Sorpresa dell’anno Peter Brunel del Chiesa di Trento perché valorizza come nessuno le bontà enogastronomiche di una provincia-regione in grande crescita e non più all'ombra dei cugini altoatesini. E poi si tratta di un caso raro di ristorante-bene che è pure buono», spiega Paolo Marchi accanto a Olimpia Fattori dell’azienda agricola di Terrarossa di Roncà in provincia di Verona.Sul palco, Peter corre subito a iscriversi al nutrito club degli emozionati: «Ringrazio patron Alessandro Chiesa che ha creduto in me». E così sia. Davide e Massimo, alias Fede e Tinto Il Miglior giornalista dell’anno: altro premio consegnato, altra ricezione a quattro mani. Sono quelle di Fede e Tinto, premiati virtualmente da Anna Morelli di Apicius, «la più bella rivista di cucina d’Italia», chiosa PM.Siccome i due sono impegnati in diretta su Radiodue ai microfoni di Decanter, fanno le loro veci Davide Oldani e Massimo Bottura, giornalisti per un attimo. Avercene di sostituti così. Roberto Perrone ha firmato la prefazione di un "romanzo"
Trascrivo l’ultimo passaggio: “Questo è un invito a capire che la buona (e spesso grande) cucina italiana, in tutte le sue manifestazioni (per lo meno in quelle raccontate qui), con le sue differenze di prezzo, di espressione, di sapori, non è più solo ristoranti, ma è, se mi permettete l’azzardo, letteratura. Racconta la nostra vita, accompagna il nostro vivere. Ci tiene compagnia, ci emoziona. Alla fine, come in un grande romanzo, rimaniamo con la delusione che sia terminato e con il desiderio che, da qualche parte, ricominci”. Grazie Roberto e grazie tutti. |
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